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4 DICEMBRE

Riforma del Bicameralismo Perfetto, se ne parla da…

In Italia la Costituzione del 1946 ha introdotto il bicameralismo perfetto che assegna gli stessi poteri alle due Camere parlamentari. Senato della Repubblica e Camera dei Deputati dunque hanno le stesse funzioni.

Processo legislativo nel bicameralismo perfetto

Nel Bicameralismo Perfetto i disegni di legge vengono discussi, emendati e approvati prima da uno dei due rami del Parlamento quindi dall’altro. Se il testo viene modificato torna nuovamenta all’altro ramo e così via fino a che lo stesso identico testo non verrà approvato da entrambe le camere.

I padri costituenti decisero per gli stessi poteri di Camera e Senato come garanzia di un più sicuro funzionamento democratico del Parlamento e quindi dell’iter formativo delle leggi.

Le proposte di modifica del Bicameralismo Perfetto

A due anni dall’entrata in vigore della nuova Carta costituzionale, si iniziò a parlare di modifiche del sistema bicamerale, dal momento che la cosiddetta navetta parlamentare, ossia il passaggio da un ramo all’altro del Parlamento che fa il progetto di legge prima di essere approvato, iniziava a dimostrare i suoi limiti.

Già nel 1948, infatti, per ovviare ai rallentamenti del meccanismo del bicameralismo perfetto, si iniziò a parlare di modifiche della struttura del Senato e fu istituito un comitato di studio.

Nel 1951 fu addirittura Giuseppe Dossetti, uno dei padri costituenti, a lanciare il primo appello per superare l’eccessivo garantismo del bicameralismo perfetto.

Poi per anni non vennero prese particolari iniziative. Solo nel 1982, le commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato costituirono i primi comitati ristretti al fine di analizzare e studiare proposte di modifica.

Il 30 novembre del 1983 nacque la prima Commissione Bicamerale per le riforme costituzionali, presieduta da Aldo Bozzi.

Nel corso degli anni praticamente ogni legislatura fu istituita una commissione bicamerale per le riforme costituzionali, ma nessuna di queste arrivò a stilare una legge costituzionale.

Il Patto della crostata

L’unico momento in cui sembrava che una riforma costituzionale dovesse prendere forma arrivò a giugno del 1997.

La commissione bicamerale era presieduta da Massimo D’Alema che la sera del 18 giugno fu invitato, insieme a Franco Marini (Ppi per l’Ulivo), Silvio Berlusconi (Forza Italia) e Gianfranco Fini (An) a casa di Gianni Letta.

Nel corso della cena fu raggiunto un patto: la riforma avrebbe preso forma con un governo di tipo semipresidenziale e legge maggioritaria a doppio turno.

Passò alla storia come “patto della crostata”, secondo l’espressione usata dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, perché a quanto pare la cena si concluse con una crostata preparata dalla signora Maddalena Letta, moglie di Gianni.

Sembra che in quell’occasione il presidente D’Alema, al fine di portare a termine la riforma istituzionale, si impegnasse a non spingere sulla legge sul conflitto di interessi e Silvio Berlusconi, da parte sua, avrebbe dovuto proseguire con i lavori della bicamerale fino ad un accordo finale sul testo.

Centrodestra e centrosinistra però anche in questa occasione non riuscirono a trovare un accordo: la Bicamerale presentò un testo di riforma che però finì travolto da 42 mila emendamenti. Ma nel 2000 arrivò un altro testo.

Le proposte degli anni 2000

Nel 2001 lo schieramento di Centrodestra guidato da Silvio Berlusconi vince le elezioni con un ampio margine di scarto sul Centrosinistra guidato da Francesco Rutelli.

Il precedente governo, guidato da Giuliano Amato, quasi al termine della XIII Legislatura riesce però ad approvare la riforma del Titolo V seconda parte della Costituzione, riguardante l’ordine territoriale. La riforma punta essenzialmente a trasformare il Paese in una Repubblica Federale.

Il testo fu predisposto dalla commissione Bicamerale presieduta da Massimo D’Alema, che non riuscendo ad arrivare al quorum dei ⅔ del Parlamento fu sottoposta a referendum confermativo: il 7 ottobre 2001, il 64% dei votanti (34% di affluenza) confermò la riforma.

Durante le XIV Legislatura, che vide alla guida del Paese il centrodestra di Silvio Berlusconi, fu elaborata una riforma istituzionale che passò alla storia come la bozza di Lorenzago, perché ad elaborarla furono quattro saggi riunitisi nella località di Lorenzago esponenti della maggioranza di Governo: si trattava di Roberto Calderoli (Lega), Domenico Nania (An), Francesco D’Onofrio (Udc) e Andrea Pastore (FI).

La riforma prevedeva una divisione di poteri tra Camera e Senato, l’elezione diretta del Presidente del Consiglio, un rafforzamento dei suoi poteri con voto di fiducia e sfiducia affidato solo alla Camera, una riduzione delle funzioni del presidente della Repubblica.

La riforma introduceva quindi un sistema monocamerale, il Senato Federale, una sensibile riduzione dei parlamentari ed un ruolo più specifico all’opposizione alla Camera e alle minoranze al Senato.

La legge fu approvata con la maggioranza assoluta, quindi fu necessario un referendum confermativo: il 25 e 26 giugno del 2006, con un’affluenza del 53,70% dei votanti, il 61,70 % dei votanti dissero No all’entrata in vigore della riforma.

La revisione del 2013

Tra il 2006 e il 2010 il Parlamento tornò ad elaborare altre progetti di riforma che però non raggiunsero mai all’approvazione.

Nel 2013, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha voluto riprendere il discorso “riforma istituzionali, affidando ad un gruppo di costituzionalisti costituito da Mario Mauro, Valerio Onida, Gaetano Quagliariello e Luciano Violante, il compito di redigere una proposta.

A luglio 2013 il governo guidato da Enrico Letta ha presentato la proposta formulata, che prevedeva la nascita di un comitato parlamentare per le riforma costituzionali. Il provvedimento però non venne approvato per le proteste delle opposizioni e a causa dell’uscita dalla maggioranza da parte di Forza Italia.

A dicembre del 2013 Matteo Renzi vince le primarie del Partito Democratico, a gennaio del 2014, il neo segretario incontra Silvio Berlusconi e stipula il patto che prenderà poi il nome del Patto del Nazareno, con un accordo sui contenuti della riforma costituzionale e della nuova legge elettorale da discutere in Parlamento.

A febbraio del 2014 arriva a Palazzo Chigi Matteo Renzi, l’8 aprile 2014 il governo presenta il disegno di legge costituzionale di iniziativa governativa.

Durante l’iter parlamentare della riforma, Forza Italia ritira il suo appoggio alla riforma in aperta polemica per l’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica.

La riforma costituzionale è stata approvata il 12 aprile 2016 con la maggioranza assoluta.